Buon Natale

Buon Natale
Tommaso e Giacomo sui maialini, simbolo del nostro quartiere.

giovedì 11 gennaio 2018

Chi ben comincia... Aaargh!

La mia bella storia di Natale, se continua così, ve la pubblicherò a Pasqua.
Io mi impegno ad essere positiva, ma ragazzi, se il buongiorno si vede dal mattino...
Dopo l'ondata di influenza, dalla quale non siamo ancora usciti del tutto, con la ripresa della scuola e del lavoro, ho dovuto fare i conti il mio buon proposito per l'anno nuovo.
Udite, udite farò l'esame di tedesco (B2/C1). Fin'ora l'ho sempre rimandato per tre ottimi... diciamo buoni... discreti? motivi.
  1. Sono una fifona, continuo a fare corsi e a studiare, ma l'idea di essere giudicata, mi fa rabbrividire. E dire che di esami ne ho dati tantissimi, tra l'università e corsi post universitari, ma il mio istinto è quello di evitarli, sempre e comunque.
  2. Non ho grande fiducia in questi esami, perchè ho visto e sentito troppa gente che “ufficialmente” avrebbe dovuto parlare un ottimo tedesco non riuscire neanche a fare una telefonata, o a prendere un appuntamento.
  3. Non ne ho mai avuto bisogno, fino ad ora.

Ora, invece, se voglio sperare di riuscire ad essere pagata in modo adeguato per insegnare, ho bisogno di certificare il mio livello di tedesco, per cominciare a fare tutte le pratiche per diventare “insegnante certificato”.

Non vi sto a raccontare tutta la trafila burocratica, le competenze richieste e tutto il resto, sappiate solo che “Europa Unita” una cippa.

La decisione di cui sopra, caldeggiata dagli amici e dal Peppe, che mi hanno dato il tormento fino ad ora (e che ringrazio sentitamente) ha avuto moltissime conseguenze sia sul piano pratico, dallo scegliere il corso adatto (speriamo di non aver fatto cavolate), allo scegliere il tipo di riconoscimento accettato dal provveditorato degli studi tedesco e dall'università, perchè probabilmente mi toccherà frequentare anche qualche corso (altri esami), sia, inevitabilmente, sul piano psicologico. Infatti mi ha trascinato dentro una bolla di ansia e di agitazione (due amiche di lunghissima data), perchè, vi devo confessare, fuori dalla mia confort-zone non ho una grandissima autostima.
Per farvi capire la straordinaria fiducia che ho in me stessa, io sono quella che all'università, prima dell'esame era sempre convinta di non sapere assolutamente niente, anche se poi prendeva quasi sempre il massimo dei voti. Sì, lo so, faccio parte di una delle categorie più odiate da tutti gli studenti, me compresa, ma tant'è: potevo aver studiato millanta milioni di ore, ero sempre convintissima di non sapere niente.
Vent'anni, da questo punto di vista, sono passati inutilmente.
A farmi recuperare un po' di serenità ci hanno pensato i vari amici, il marito e la mia insegnate di tedesco.
Mi avevano quasi fatto sentire meglio, quasi ero riuscita a convincermi che, cosa vuoi che sia...
Fino ad oggi.

Sì perchè oggi ci ha pensato un, peraltro simpatico, medico tedesco a gettarmi nello sconforto più totale.
Da settembre, quando mi si è inchiodata improvvisamente una spalla, ho sempre male, nonostante antidolorifici e antiinfiammatori vari, così il mese scorso ho preso appuntamento da un ortopedico.
Dopo aver aspettato più di un mese per la visita e oggi, nonostante la prenotazione, quasi un'ora in sala d'attesa, incontriamo questo luminare dell'ortopedia, che, non appena ascoltato il problema comincia a parlare alla velocità della luce ed io, che da brava bambina mi ero pure preparata sui termini medici,

non ho capito nulla...

No, proprio nulla no: ho capito puntura, infiammazione, bonifico, telefonare, due settimane, senza appuntamento e risonanza…

Eh???
Gli ho anche chiesto se poteva parlare più lentamente e lui ha annuito, ma niente, non sono capaci.
Che io lo capisco che hai la sala d'attesa piena, ma se io ho aspettato un mese prima un'ora adesso, vorrei almeno capire che cosa ho e che cosa dobbiamo fare.
Per fortuna c'era con me Giuseppe che, invece, ha capito tutto e ha riempito in miei buchi.
In sostanza il dottore mi proponeva una puntura di cortisone subito, per alleviare l'infiammazione.
La puntura è a pagamento, ma possiamo fare un bonifico quando ci spediranno la fattura (questo lo avevo capito, in effetti). Se mi passa, siamo a posto, se passa solo un po' o, se passa e ritorna, per poter fare una diagnosi, devo fare una radiografia, che si fa in un centro senza prenotazione e prendere un nuovo appuntamento con lui, ma ci sentiamo entro 15 giorni, per sapere come sto. Se la radiografia (che si dice Roettgenstrahlung, ma Roettgen per gli amici) non fosse risolutiva bisogna fare anche una risonanza (M.R.T, tanto per semplificare). Nel caso possiamo anche fare altre punture, nel frattempo, per alleviare il dolore.
Per capire tutto questo, ho dovuto chiedere a Peppe di parlare, oltre che con il medico anche con la segretaria, la quale aveva dato a me le indicazioni per i vari esami, non sapendo che, ormai io non avrei capito neppure il mio nome.

In conclusione:
1)non so che cosa ho alla spalla, ma tanto per stare sul sicuro, mi hanno iniettato cortisone (che tanto male non fa) e poi si vedrà.
2)la mia autostima è precipitata peggio delle vendite dei panettoni dopo Natale, visto che dopo 4 anni di Germania (anniversario di pochi giorni fa) e millanta corsi di tedesco, ancora non capisco niente di niente...

Ora, come dice Giuseppe, vado a cercare un fosso in cui buttarmi a piangere, ma, non temete, perchè, come dice in “Via col vento” Vivian Leigh, “Domani è un altro giorno”...

Aspettando domani, auguro a tutti voi un Buon 2018 e, come sempre,

Buona Vita


mercoledì 27 dicembre 2017

Malato Natal

Natale, Anno Nuovo, Holiday, Sfondo

Avrei voluto scrivervi una bella storia di Natale, una di quelle con un bel lieto fine, per dimostrarvi che a Natale anche io sono più buona, ma, evidentemente, Babbo Natale non era d'accordo con me. Infatti ha deciso di portarci una bellissima collezione di malattie di stagione, e per essere sicuro di non sbagliare ha cominciato il 12 Dicembre, mandando al Peppe una bronchite, ancora non del tutto risolta dopo un giro di antibiotici (e non dite che non si fanno le cose seriamente qui).

Il 18 di Dicembre Tommaso ha ricevuto una meravigliosa influenza intestinale con un bonus di tosse convulsa e sanguinamento dal naso.
Come già sapete, in Germania stare a casa prima delle vacanze è assolutamente vietato (i tedeschi hanno il terrore che le famiglie facciano saltare ai figli qualche giorno di scuola per allungare le vacanze), quindi, per evitare una denuncia della scuola agli assistenti sociali, abbiamo dovuto andare in cerca del nostro pediatra (che ovviamente era super impegnato causa epidemia di influenza, appunto) e farci fare il certificato medico, che qui, dove tutto è gratis per i bambini, costa ben tre euro.

Il 18 di Dicembre è arrivata anche mia mamma dall'Italia e noi, con la generosità che ci contraddistingue abbiamo voluto renderla partecipe, infatti dal 22 di Dicembre è rimasta febbricitante sul nostro divano.

Nel frattempo, l'influenza intestinale ha voluto il raddoppio e ha deciso di prendersela con la povera nonna Mattea, tanto per dimostrare di essere più forte del vaccino antinfluenzale.

Io ho resistito, con un raffreddore che è peggiorato costantemente, fino a ieri, poi ho alzato bandiera bianca e ho passato una giornata a letto, ma oggi sono di nuovo in piedi (più o meno).

L'unico immune è stato “il prode Giacomino” a cui è toccata solo un pochino di tosse, in confronto a noi tutti, un vero supereroe, con tanto di super poteri.
In compenso abbiamo regalato alla nostra farmacia di fiducia le vacanze.
Più o meno il nostro cenone

Ci sono momenti nella vita in cui ringrazi che i tedeschi costruiscano sempre due bagni, questa settimana è stato uno di quei momenti.
Quel poco che ho cucinato per Natale siamo riusciti a finirlo oggi e possiamo solo ringraziare Netflix se non siamo impazziti, visto che la nonna già arrabbiata perchè malata, conosce solo l'italiano.

Comunque, tra una corsa in bagno, un concerto improvvisato di colpi di tosse, paracetamolo e nasi sanguinanti siamo sopravvissuti e ora siamo tutti in via di guarigione. Mia mamma sarà in forma giusto per prendere l'aereo domani.

Potrebbe sembrare un Natale da incubo e, sicuramente non è stato un Natale semplice, eppure, malgrado tutto sono contenta.
Sarà l'effetto degli antinfluenzali, o dei residui del raffreddore, ma stare tutti insieme per me è stato comunque meraviglioso e non farei mai a cambio con l'unico Natale in cui siamo stati separati da papà Peppe.
Inoltre, vedere le faccine dei bambini, che, comunque, il giorno di Natale ci hanno tirato giù dal letto alle sette del mattino, entusiasti dei loro doni, contenti di passare queste feste anche con la nonna italiana beh, secondo me è il regalo migliore del mondo...

Per tutto il resto c'è l'ibuprofene.

Non mi resta che augurarvi di aver passato un sereno Natale con tutte le persone che per voi sono importanti e di cominciare il Nuovo Anno in modo scintillante.

Buona Vita a Tutti


lunedì 4 dicembre 2017

Emigranti allo sbaraglio

Cari futuri emigranti,
Poichè vi siete sorbiti il mio post acido, questo è per voi.
Ho pensato di riunire in un unico post tutta una serie di informazioni e riflessioni maturate in questi anni in Germania e spero che possano fornirvi almeno un punto di partenza.
Per cominciare, vi metto il link di un vecchio post sempre attuale, che potrà venirvi in aiuto per cominciare a conoscere il sistema tedesco.

Voglio aggiungervi però anche alcune conclusioni, frutto della nostra esperienza personale e dei contributi di tutti i lettori.

Il primo consiglio che mi sento di darvi e che do sempre agli aspiranti emigranti è di provare a scegliere con cura la regione o la città in cui si vuole andare a vivere. Come fare a scegliere il posto giusto?

La prima risposta che mi è venuta per molto tempo è stata “non ne ho idea” perchè le variabili e le esigenze personali sono innumerevoli.
Dopo tre anni, però, posso almeno suggerirvi qualche elemento di ordine generale (anzi generalissimo) a cui fare attenzione per evitare brutte sorprese.

1)il costo della vita. Come in Italia, infatti, il costo della vita può differire molto da regione a regione, o anche da città a città, magari a fronte di stipendi simili.
Sono certa, ad esempio, che il contratto degli infermieri è nazionale, quindi identico in tutta la Germania (bonus a parte), ma a Monaco (visto che la Baviera è da sempre una delle mete preferite degli emigranti italiani) il costo degli affitti ad esempio è altissimo, così come la vita in generale.
Non mi fraintendete non ho nulla contro Monaco e la Baviera, sono luoghi meravigliosi, ma molto cari.
In relazione agli affitti, vorrei porre alla vostra attenzione anche un altro fattore da non sottovalutare, poiché potrebbe generare problemi non indifferenti.
In molte città tedesche, Monaco e Berlino in primis, le case da affittare sono sempre meno e sempre più care.
Ne consegue una concorrenza fortissima e non è raro trovare lunghe code quando si va a visitare un appartamento.
In questi casi, è buona norma (infatti lo fanno quasi tutti) presentarsi alla visita della casa con il vostro contratto di lavoro e la vostra situazione bancaria, in modo da dimostrare a chi affitta che siete in grado di pagare. Inoltre, esiste una norma in Germania che prevede che l'affitto non sia superiore al 30% delle entrate mensili.

Fate conto che, un appartamento di circa 100 mq, con tre camere da letto, in un quartiere decoroso a Bonn (no Monaco), possono costare minimo 900 euro a salire (e si sale molto facilmente), più spese condominiali (nell'ordine delle 200-300 euro, senza il riscaldamento incluso).
Non dimenticate che dovrete versare anche tre mensilità come cauzione, che vi sarà restituita quando lascerete l'appartamento, al netto di eventuali danni.
Qui vi allego il link di un sito sul quale potrete capire voi stessi quanto potrebbe costarvi affittare la casa dei vostri sogni.

Infine, tanto per complicarvi ancora un po' la vita, in Germania è diffusa la convinzione che ogni figlio debba avere la propria camera da letto.
Quindi non dovrete stupirvi se vi vedrete negato l'affitto di un appartamento perchè “siete in troppi”.
Persino a noi a Bonn, una città in cui gli affitti sono cari, ma non c'è ancora molta concorrenza, l'unica cosa che ha obiettato la proprietaria, la quale non ha tenuto in nessun conto la norma di cui sopra, era che i bambini dovessero dormire nella stessa camera.
Per fortuna i bambini erano piccoli e dello stesso sesso e, dopo aver in pratica augurato la morte alla nonna prima che i bambini fossero troppo cresciuti (i crucchi sono di una delicatezza incomparabile) ha dato il suo benestare.

Se volete controllare quanto costa il cibo, una buona idea (del marito) è quella di andarsi a leggere in internet i volantini dei supermercati della zona di interesse. Non sarà accurata, ma utile per farvi un'idea generale.
Io, dal canto mio, posso dirvi che, almeno a Bonn, facendo la spesa nei discount e nei supermercati, i generi alimentari costano meno che in Italia.

2)l'offerta di posti lavoro nel vostro campo professionale.
A meno che non siate degli infermieri, degli ingegneri, dei medici, (categorie che possono trovare ovunque) è il caso di valutare in quale regione troviate più offerte di lavoro.
Tra i miei contatti, ad esempio, c'è una coppia in cui lui è un perito chimico e prima di venire in Germania hanno, intelligentemente a mio parere, cercato la regione in cui questa figura professionale è più richiesta. 
A proposito di lavoro vi ripropongo un vecchissimo post con qualche consiglio e qualche indirizzo mail
Per tutti e ovunque, anche se partite con un contratto in tasca, sarà necessario far riconoscere il proprio percorso di studi. Esistono casi in cui è la ditta stessa che vi assume a farsene carico, ma, molto più frequentemente dovrete occuparvene da soli. Due sono i passi da fare:
passo 1: far tradurre il vostro diploma o laurea. La traduzione deve essere una traduzione asseverata, quindi dovete trovare dei traduttori certificati.
Passo 2: Se sapete già quale ente si occupa dell'Anerkennung (“riconoscimento”, letteralmente) potete rivolgervi a loro direttamente, altrimenti potete rivolgervi a varie agenzie che vi rilasceranno un certificato di equipollenza (non il riconoscimento vero e proprio) e sapranno indirizzarvi all'ente giusto. Vi giro due link a cui potete rivolgervi.
Quasi sicuramente dovrete dare un esame di lingua tedesca nel vostro ambito professionale affinchè la vostra qualifica sia completamente valida.

So che ci sarebbero moltissime cose da aggiungere, tra cui, importantissima, la questione della tessera sanitaria in Germania (cosa che faremo in un prossimo post), ma non posso farvi venire sempre l'emicrania, quindi per ora, accontentatevi.
Spero di essere stata esaustiva, ma se ho dimenticato qualcosa, non esitate a commentare e ad aggiungere, magari anche a criticare, così riusciremo a essere più utili a tutti.


E mentre riflettete, che già sto sentendo le vostre rotelline girare, Buona Vita a tutti.

lunedì 20 novembre 2017

Chiedere è lecito?

Ultimamente ho ricevuto le più svariate richieste su Fb.
A me fa sempre molto piacere rispondere alle vostre domande e molte volte, mi sento onorata del privilegio che mi concedete, lasciandomi entrare nelle vostre vite e raccontandomi le vostre storie. Ci sono alcune cose, però, di cui dovete rendervi conto e proprio a questo proposito vorrei fare un po' di chiarezza.
1)Il fatto di vivere in Germania non mi rende automaticamente un'esperta di tutti gli aspetti della vita di ogni regione tedesca. E' vero che in questi anni ho accumulato conoscenze ed esperienze, è vero anche che ho amiche che vivono in altri Land, con le quali mi confronto spesso, scoprendo differenze e similitudini, ma non conosco, ad esempio, la situazione immobiliare nel Baden-Württemberg , se la tal scuola in Bayern è buona, o i nomi dei professionisti che parlano italiano in Thuringia. Tutte queste informazioni le potete trovare su internet, facilmente.

2)Molti mi scrivono: “Però le infomazioni in internet sono in tedesco!” Certo che molti articoli sono in tedesco, si rivolgono, prevalentemente ad un pubblico autoctono, ma con google translate potete farne una approssimativa traduzione, senza a tutti i costi, farmi fare da traduttore. Io mi diverto anche, ma capirete che non sempre ne ho il tempo, o le capacità.

3)Un discorso a parte merita la questione “lavoro”. Credetemi, io capisco molto bene le difficoltà che spingono all'emigrazione, soprattutto con famiglia a seguito, ma non sono un ufficio di collocamento e neanche un'agenzia di recruitment, quindi non potete chiedermi:
  • di scrivervi i curriculum (ho difficoltà a farlo per me stessa)
  • se conosco qualcuno che possa offrivi un lavoro. Io non conosco nessuno e, soprattutto, io non conosco voi e, per quanto possa appassionarmi alle vostre storie, non potrei mai garantire per voi. Inoltre, la mia garanzia non varrebbe nulla. Qui sono i datori di lavoro che rilasciano le lettere di presentazione, di cui, oltretutto, sono legalmente responsabili. Es: se il vostro ex datore di lavoro scrive che conoscete la tal applicazione al computer e questo risulta falso, chi vi ha assunto sulla base di quella lettera, può fare causa all'autore della lettera stessa.
  • Di tradurre i vostri titoli, perchè non sono una traduttrice e, come in Italia, le traduzioni dei titoli, per essere valide, devono essere traduzioni giurate. Esistono dei professionisti in ogni città, dovete rivolgervi a loro. La lista di professionisti che parlano italiano nelle varie città tedesche, la trovate sul sito del consolato di appartenenza.
4)Per tutti questi motivi e perchè mi mettete in fortissimo imbarazzo, vi prego di non offrirvi di pagarmi per eventuali favori, o informazioni. Il blog nasce per dare informazioni utili e per condividere la nostra esperienza, non è e non vuole essere una fonte di guadagno. Tutto ciò che facciamo, lo facciamo volentieri, dove non riusciamo, non è per cattiveria, né perchè vogliamo guadagnarci, riservando “favori particolari” a chi può pagarli. Intanto noi siamo dei perfetti “Signor nessuno”, secondo e più importante, proprio da questa mentalità clientelare abbiamo voluto allontanarci emigrando.

5)Vi chiedo, inoltre, di non prendermi in giro. Mi considero una persona di media intelligenza e, se pure capisco la vostra necessità di “captatio benevolentiae”, se mi scrivete “Seguo da sempre il tuo blog, è meraviglioso, eccezionale ecc, ecc...Ma dimmi, come si vive a Berlino?”;oppure “leggo il tuo blog con interesse, ho visto che hai scritto un post sulla patente (era sulla traduzione della patente italiana in Germania), com'è l'esame di guida da voi?, mi cadono le braccia. Preferisco che siate onesti e mi scriviate. “Sto cercando informazioni sulla Germania, sono incappato nel tuo blog, non ho nessuna voglia di leggermelo, mi puoi chiarire alcuni dubbi che ho?”.
6)Infine, una cosa che mi tocca a livello personale. Non sopporto quelli che mi scrivono (e sono tanti): “Vorremo trasferirci in Germania, come è lì l'assistenza sociale”.
Questa domanda mi fa salire il crimine, sappiate che, se sarò diplomatica vi ignorerò, in caso contrario, vi tirerete dietro una serie di insulti. Se volete considerare la Germania alla stregua del vostro salvadanaio e volete sfruttare lo stato tedesco, visto che non vi riesce di farlo con quello italiano, sono fatti vostri, ma non mi coinvolgete. Per quanto ci riguarda, la nazione tedesca ci ha accolto e ci ha permesso di realizzare i nostri sogni, è uno stato nel quale i nostri figli hanno la possibilità di crescere serenamente e di costruirsi un futuro. Siamo quindi grati a questo paese e non è nostra intenzione riempirlo di parassiti che vogliono solo sfruttarlo. Per la cronaca, noi paghiamo regolarmente le tasse e l'assicurazione sanitaria dal 2013, non abbiamo mai usufruito di sostegni particolari e speriamo di non averne mai bisogno.

Se non siete d'accordo, con uno o più punti di questa lista, vi ricordo che non avete nessun obbligo di leggere questo blog e che ce ne sono un sacco in giro, anche molto più seguiti.

Ogni altra vostra richiesta, sarà ben accetta. Nel prossimo post, invece, cercherò di darvi alcune dritte per scegliere il posto migliore per voi e per limitare le brutte sorprese.

Nel frattempo, Buona Vita a tutti



mercoledì 8 novembre 2017

“Questo viaggio non s'ha da fare”

Durante le nostre “vacanze di autunno” (o Herbstferien, come le chiamano qui) io e il Peppe avevamo organizzato un bel viaggio di 8 giorni in Italia per rivedere la famiglia e gli amici, alcuni dei quali non incontriamo da più di un anno.
Avevo pianificato tutto nei minimi dettagli, peggio delle gite organizzate dei vecchietti: "lunedì mattina qui, alle 14,00 incontro con tizio, alle 20,00 cena con Caio e via discorrendo.
Mancava solo la presentazione delle batterie di pentole.

Ero riuscita anche a contattare la vecchia scuola di Tommaso per un incontro con i suoi vecchi compagni e mi sentivo molto orgogliosa di me, visto che di solito sono una frana come tour operator.

Però non avevo fatto i conti con il “Fato”...

Già due settimane prima della nostra partenza, la situazione smog a Torino era diventata critica, tanto che il comune aveva consigliato di non aprire le finestre e aveva indetto il blocco del traffico. A questo, si è aggiunta, a una settimana dalla partenza, l'emergenza incendi intorno alla città, visto che qualche intelligentone ha pensato bene che la cosa migliore da fare in caso di siccità prolungata sia appiccare il fuoco nei boschi.
Nonostante l'allarme "aria irrespirabile" e, nonostante Giuseppe soffra d'asma, decidiamo, comunque, di partire.

Questo è quello che è successo quel famoso venerdì 27 Ottobre:

Ore 10: controllando con il computer la strada da fare, scopriamo che il passo del Gran San Bernardo è chiuso per lavori, quindi dovremo passare per il Gottardo. Così il viaggio si allunga di un'ora e mezza, ma pazienza. Dobbiamo, però, aggiornare il tom-tom, se no ci porterà direttamente al passo chiuso. Cominciamo l'aggiornamento

Ore 12,00: mentre io sono in preda alla frenesia da impacchettamento, tra valigie, panini per il viaggio e regalini per tutti, Tommaso giocando con il papà gli fa cadere gli occhiali.
Dovete sapere che gli occhiali di Giuseppe cadono una volta al giorno e non si sono mai rotti, mai fino a questo momento: lente pesantemente incrinata, nessun occhiale di scorta e la prospettiva di guidare di notte.
Forse a qualcuno sarebbe stato sufficiente per demordere, ma noi no, siamo testardi.
Giuseppe riesuma un vecchio paio di occhiali con la montatura rotta, si precipita nel negozio e li implora di montare le vecchie lenti su una nuova montatura. 
E' il venerdì prima del ponte, il negozio è pienissimo e chiuderà alle 18,00.
Nonostante questo la commessa, mossa probabilmente a pietà, assicura a Giuseppe che riusciranno a fare il lavoro in tempo.

Ore 13,00: il Peppe torna con le buone notizie, ma, nel frattempo il tom-tom è andato in crash e, non solo non ci ha fatto l'aggiornamento, ma ci ha cancellato tutte le mappe. Giuseppe, dopo aver tirato giù tutti i santi del paradiso, tenta inutilmente di ripristinare il tom-tom.

Ore 16,00: è ormai chiaro che non potremo affidarci al tom-tom, quindi decidiamo di fare alla vecchia maniera: stamperemo il tragitto... Invece no, la nostra stampante decide che il wi-fi gli è antipatico e non ci vuole parlare.
Adesso Giuseppe comincia con i santi tedeschi.
Ci rimane il piano C: copio a mano tutte le svolte e le uscite e cerco di memorizzare anche la cartina. Dai che cosa vuoi che sia?

Ore 18,30: Peppe ha saltato il riposino per litigare contro l'alleanza tom-tom/stampante, quindi guiderà stanco, con degli occhiali con i quali non vede benissimo per 12 ore di notte, seguendo la strada che io gli indicherò.
Forse finiremo in Polonia, ma non vogliamo arrenderci.
Carichiamo i bagagli, i regali, nonna, bimbi e via, con estremo sprezzo del pericolo e i nervi a fior di pelle, partiamo.

Ore 19,00: Siamo ancora nei pressi di Bonn, per fortuna, perchè la macchina comincia a sobbalzare...
Spavento...
Ci fermiamo.
Forse è solo l'impianto a Gas.
Riproviamo... Ancora qualche sobbalzo... Ci fermiamo di nuovo. 
Quasi sicuramente è solo l'impianto a Gas, ma dopo una giornata come questa e con queste premesse, non vorremo dover chiamare il soccorso stradale di notte, da una sconosciuta strada svizzera (o in Polonia). Riusciamo a tornare a casa, senza sobbalzi, ma siamo stanchi, frustrati e arrabbiati.
Dopo qualche riflessione decidiamo, alla fine, di disdire la prenotazione. L'unica cosa della giornata che ci è riesce subito.

Sabato abbiamo avvisato tutti gli amici e i parenti, che hanno condiviso con noi la nostra delusione.
Dopo aver fatto questo, nell'ordine: il meccanico che avrebbe dovuto essere chiuso, invece era aperto e ci ha sistemato la macchina e per la cronaca, sì, era un problema dell'impianto a Gas, una cavolata, riparata in cinque minuti e non ci ha fatto nemmeno pagare.

Facciamo ancora un tentativo di partenza, ma l'appartamento non è più disponibile, quindi ci mettiamo il cuore in pace e disfiamo i bagagli.

Appena sistemate le nostre cose, Giuseppe fa un ennesimo tentativo di disinstallare e reinstallare tutto sul tom-tom.
Questa volta funziona.

La stampante viene resettata per la ennevolta pure lei e, anche lei, questa volta riconosce il wi-fi.

Per gli occhiali dovremo aspettare la fine delle vacanze, ma il resto si è sistemato.

Mi sa che, se non avessimo rinunciato, la Svizzera si sarebbe spostata, solo per non farci arrivare...

Questo viaggio, proprio non si doveva fare.



Se avete, anche voi, storie di viaggi impossibile o opinioni sul nostro  di viaggio impossibile, non siate timidi e scrivetemi, qui, o sulla pagina di fb.

giovedì 5 ottobre 2017

Una merenda, nessuna merenda, centomila merende

Chi ha figli, lo sa, i figli sono fonte inesauribile di...?
No, non di gioia... di figuracce.
Mi sono convinta, in questi anni, che i figli siano programmati per farti fare le peggio figure di M... della tua vita.
Per fortuna, io sono una di quelle che, per portarsi avanti con il lavoro, figuracce ne facevo anche prima di diventare mamma e, per tenermi in allenamento, continuo a farne anche indipendentemente da loro.

Qualche volta, però, alcune trovate dei nostri pargoli possono avere qualche conseguenza più seria della semplice figuraccia.

Venerdì scorso la maestra di Giacomo, che è in seconda elementare, ci manda il seguente avviso sul diario (che vi traduco nella mia infinita bontà): “Giacomo, nelle ultime settimane, ha portato solo saltuariamente la colazione. Perchè?”

Appena ho letto questo, si sono palesati alla mia mente gli spettri di tutti gli assistenti sociali del passato, del presente e del futuro.
Risultati immagini per mamme ansiose
Vi spiego il perchè (non solo perchè sono una super ansiosa da campionato).
Qui, infatti, le maestre sono attentissime a tutto ciò che riguarda il bambino, compreso se vanno a scuola con gli stessi vestiti per più giorni.
Giurin giurella, a noi, quando alle elementari ci andava Tommaso, la maestra di allora ci chiese se a casa il bambino indossava vestiti diversi, perchè aveva notato che lui, a differenza di altri bambini, utilizzava per più giorni gli stessi abiti. Abbiamo spiegato educatamente che Sì, Tommaso quando arrivava a casa si cambiava e aveva vestiti appositi per il tempo libero e no, non lo mandavamo in giro per giorni e giorni con i vestiti sporchi.
Risultati immagini per bambini sporchi fumetti

Se mai vi capitasse una cosa del genere, vi consiglio caldamente di reprimere quel “fatti i fatti tuoi” che vi sale dal profondo del cuore (così come abbiamo fatto noi all'epoca) per due motivi:

1)Rientra esattamente nell'ambito delle competenze e dei doveri dell'insegnante, abbiamo scoperto dopo, fare attenzione a tutto ciò che riguarda lo stato psico-fisico del bambino e accorgersi di eventuali segnali di pericolo (come il mandarlo in giro sporco).

2)In caso di dubbio, le insegnanti ci mettono un secondo a chiamare lo Jugendamt (l'ufficio per la protezione dei minori) che prende sempre molto sul serio una segnalazione proveniente dalla scuola.

Quindi, se volete evitare un'indagine da parte dell'uffico dei minori, dovete rendervi conto che in Germania la scuola è un'istituzione che non ha soltanto il compito di trasmettere sapere, ma anche di vegliare sullo sviluppo e sul benessere del vostro pargolo.

Per tutti questi motivi, non potevamo ignorare un messaggio del genere, che ci ha visto, letteralmente, “cadere dal pero”. Vero che, ogni tanto, ci siamo dimenticati di mettere la merenda nello zaino, ma sarà successo una volta dall'inizio dell'anno e non di recente. Tutte le altre volte??

Con la delicatezza della peggio polizia segreta, abbiamo interrogato il nostro sospettato e alla fine abbiamo scoperto che il genio del crimine settenne a noi diceva che c'erano delle feste di compleanno in classe (caso in cui non si da anche la merenda, se no i bambini mangiano troppo e poi si addormentano sui libri) e poi andava dalla maestra a dirgli che era senza colazione.
Obiettivo di questo malefico piano??
Quando un bambino dimentica la colazione a casa, tutti gli altri bambini condividono la loro colazione con lo sfortunato e, secondo nostro figlio “e' molto più divertente fare merenda così”.

Risultati immagini per tante merende
questa foto mostra una realtà impossibile: in Germania sono fissati con il salutismo, quindi niente dolci, più facile trovare peperoni e verdura varia cruda.
Vogliamo far notare che ogni giorno Giacomo ha una merenda diversa, che sceglie lui; tanto per evitare di passare per genitori che, oltre a non cambiare i vestiti ai figli, danno da mangiare a questi poveri bambini, sempre le stesse cose.

Comunque non siamo neppure riusciti a sgridarlo, perchè ci sembrava troppo geniale questa trovata.
Per fortuna anche la maestra, a cui abbiamo dovuto spiegarlo, ha apprezzato “la fantasia” italiana (per la serie: “quando i pregiudizi ti salvano la faccia”) e si è fatta una risata, dopo che le abbiamo promesso di aver spiegato al piccolo criminale che non si fa.

E anche questa volta l'abbiamo scampata.

E voi, per farmi sentire meno sola, me la raccontate una bella figuraccia che i vostri adorabili tesori, fonti inesauribili di “ggioia” vi hanno fatto fare?